Tuesday, February 24, 2009

Riflessioni sul dialetto Romagnolo

I musei in fondo in fondo mi mettono una gran tristezza. Intendiamoci; mi piace conoscere e imparare… specie riguardo a Cesenatico… alla sua storia… alla sua cultura… e specie quando i fatti storici hanno anche dei riscontri immediati odierni… un nome di una via dedicato a qualcuno che ha dato tanto alla città, che fino ad allora per me era sconosciuto, ad esempio… ma un po’ tutto ciò che si apprende… anche semplici curiosità. Ma mi mettono tristezza.

I musei sono la metafora di soffitte; quando qualcosa che non si usa più la si vuol conservare, perchè comunque importante, la si mette in soffitta. La si mette in soffitta perchè non si usa più, e quando una cosa non la si usa più significa che si pone fine al motivo per cui era stata creata, ossia per essere utilizzata. L’esempio più facile da fare riguarda le barche antiche a Cesenatico. E’ triste avere una barca ferma nel museo (vabè… dalle immagini quella tenuta internamente non credo galleggerebbe… intendo che è un peccato che non sia utilizzabile…)… è invece bello vedere le barche in acqua, sul portocanale, a colorare la cittadina con le loro chiglie e le loro vele… vederle in acqua dato che sono state create proprio per stare in acqua… ed è ancora più bello quando ne vedi qualcuna veleggiare a qualche centinaio di metri dalla riva, come ad esempio durante le edizioni della Novescogli. Le “cose” e gli edifici del passato dovrebbero essere sempre usati e “vissuti” dalla cittadinanza, perchè per quello scopo tanti anni fa’ sono stati creati. I musei sono la loro tomba, e vengono lì riposti solo quando la loro possibilità di utilizzo materiale si riduce a zero.

Tutto questo giro di parole per dire che? Per lamentarmi del museo della marineria? No, non scherziamo; primo perchè non l’ho ancora visitato e non so cosa ci sia… e poi perchè non credo che all’interno vi siano strumenti utilizzabili tutt’ora… la mia era solo una metafora… un prenderla alla larga… per parlarvi del dialetto. Questo perchè ho visto su youtube il video di un noto consigliere comunale locale che illustrava il rifinanziamento del dialetto; in particolare, se non ho capito male, un sostegno ai teatri e alle compagnie teatrali che portano avanti ancora la tradizione culturale del nostro antico linguaggio. E chiaramente dato che non mi faccio mai gli affari miei, voglio dire la mia a riguardo… così… qualche riflessione in libertà.

Bhè… certo, è un bene che la tradizione prosegua nei teatri… e soprattutto molto meglio che chiuso nei vocabolari Italiano-Romagnolo, riposti in qualche biblioteca… e molto, molto meglio che negli ultimi anni di memoria di qualche nostro nonno… ma, riprendendo tutto il cappello di apertura di questo post, sarebbe bello soprattutto usarlo. Il dialetto è nato per far comunicare i Romagnoli, e se non si comunica in dialetto prima o poi lo si perderà e rimarrà solamente nelle testimonianze di qualche museo.

Sarebbe bello avere un’iniziativa del tipo: “La giornata del dialetto a Cesenatico”. Niente stand in strada per illustrare le parole sconosciute ai più… niente comparse vestite alla contadina… niente musei aperti gratuitamente al pubblico. Solo un impegno: parlare in Romagnolo a Cesenatico per un giorno in tutti gli esercizi.

Ve lo immaginate? Quel giorno andate in un bar sul portocanale ed invece di “Salve, cosa desidera signore?” un bel “S’a vlì sgnòur?” e chiaramente anche il cliente ci deve mettere del suo (specie i più giovani) e continuare la conversazione in dialetto per non sentirsi dire dal barista, commesso o cameriere “S’a-avì dèt? An ho capì un càz!“… vabè… anche rispondendo magari in modo meno rustico… magari pure con qualche vigile che gira e che faccia multe (si scherza…) a chi non si impegna a preservare la tradizione per quel giorno. Vabè… per quel giorno i turisti “forestieri” sarebbero gli unici scusati… una giornata del genere meglio non farla d’estate! Che dite?

P.s.: sondaggi cittadini a due anni dalle elezioni… ma chissà come mai… va a finire che ci ho preso…

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Monday, February 23, 2009

Delitti in riviera

Oggi non sono qui per stupirvi, ma per farvi venire il voltastomaco. Va bene il mitico “Acapulco, prima spiaggia a sinistra”… va bene il film sulla vita di Marco Pantani… vanno bene le sporadiche scene su “Un amore perfetto” di Cesare Cremonini…  e va bene pure “Saremo felici”, sebbene ne sappia qualcosa solo in merito al casting ed a qualche vaga recensione… però… oggi ne ho trovato un altro… uno che mi ha veramente schifato… e tal film risponde al nome di “Delitti in riviera”.

Su Youtube viene definito un “Cortometraggio girato e ambientato nella Cesenatico degli anni Novanta. L’ispettore Carrello è alle prese con un serial killer che miete vittime nello spietato mondo del giornalismo“. Aggiunge il temerario pubblicatore, in una scena: Ecco la sequenza del secondo delitto girata in treno, con i grandi mezzi della RAMS produzioni.“… e chiaramente grandi mezzi è detto in modo ironico dato che le scene fanno a mio avviso veramente schifo… per qualità delle scene… qualità del doppiaggio… qualità della scorrevolezza del film… insomma… a mio modesto parere, un cesso di cortometraggio a tutti gli effetti.

Ho cercato un po’ e non trovo nemmeno una recensione sui siti addetti ai lavori… vorrei capire chi è questa RAMS… ma comunque! Tutte le scene disponibili sono state caricate da Maxantani… e sarei curioso di sapere se antani sia il cognome oppure la supercazzola prematurata a destra con scappellamento come se fosse antani, di Mascettiana memoria.

Sia come sia, nel suo piccolo, anche questo film fa oramai parte del ricordo di una Cesenatico immortalata negli anni ‘90… e allora vedetevi l’inizio…


P.s.: giovedì ho un appuntamento che riguarda il blog… forse qualcosa che potrebbe essere interessante… poi vi dico…

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Wednesday, December 17, 2008

Regolamento di lavoro

E’ un piacere per me inaugurare il primo post scritto da qualcun altro… anzi… in questo caso qualcun’altra, ossia la penna di Nicoletta Brina, o anche N.B. per gli amici che leggono assiduamente la Voce di Romagna in quel della cronaca Cesenaticense.

Mi aveva promesso tempo fa’ un articolo che già è stato pubblicato sul giornale a proposito di regolamenti di altri tempi (quel giorno si parlava di un regolamento Cesenate su Porto Cesenatico); bhè… lei risponde con un altro regolamento, quello Papale che disciplinava il comportamento sul lavoro… ed essendo valido nello Stato della Chiesa a quei tempi era effettivo anche in quel di Porto Cesenatico. Ecco quanto:

Altro che pausa caffè o pausa pranzo, gli impiegati al massimo potevano leggere la Bibbia o dei buoni libri. Era questo che prescriveva nel 1770 il Regolamento Vaticano che in un decalogo, da applicarsi a qualsiasi ditta privata o ente pubblico, indicava il comportamento che l’impiegato modello doveva tenere sul posto di lavoro. “Gli impiegati dell’ufficio devono scopare i pavimenti ogni mattina, spolverare i mobili, gli scaffali e le vetrine. Ogni giorno devono riempire le lampade a petrolio, pulirne i cappelli e regolare gli stoppini, e una volta la settimana dovranno lavare le finestre. Ciascun impiegato dovrà portare un secchio d’acqua e uno di carbone per la necessità della giornata. Tenere le penne con cura: ciascuno può fare la punta ai pennini secondo il proprio gusto.” E ancora: “Questo ufficio si apre alle sette del mattino e si chiude alle otto della sera, eccettuata la domenica, nel qual giorno resterà chiuso. Ci si aspetta che ciascun impiegato passi la domenica dedicandosi alla chiesa e contribuendo liberamente alla causa di Dio. Gli impiegati uomini avranno una sera libera alla settimana a scopo di svago e due sere libere se vanno regolarmente in chiesa. Dopo che un impiegato ha lavorato tredici ore in ufficio, dovrà passare il rimanente tempo leggendo la Bibbia o altri buoni libri.” Nel decalogo, c’è spazio anche per quella che potrebbe essere considerata una sorta di prima versione dell’“accantonamento pensionistico”. “Ciascun impiegato dovrà mettere da parte una somma considerevole della sua paga per gli anni della vecchiaia, in modo che egli non diventi un peso per la società.” Curiosa la regola numero 9: “Ogni impiegato che fuma sigari spagnoli, faccia uso di liquori in qualsiasi forma, frequenti biliardi o sale pubbliche, o vada a radersi dal barbiere, ci darà una buona ragione per sospettare del suo valore, delle sue intenzioni, della sua integrità e onestà.” E infine, una nota relativa allo stipendio: “L’impiegato che avrà svolto il suo lavoro fedelmente e senza errori per cinque anni, avrà un aumento di paga di cinque centesimi al giorno, ammesso che i profitti della ditta lo permettano.” Insomma, in base al regolamento del 1770, agli impiegati era affidato il compito non solo di svolgere le loro mansioni, ma anche di occuparsi di tenere pulito il posto di lavoro e pregare. E la pausa caffè o la pausa sigaretta potevano essere addirittura ragione per dubitare della buona condotta dell’impiegato. Ai giorni nostri, dunque, ci si chiede in quanti riuscirebbero a tenersi il loro posto di lavoro o addirittura ad agganciare il lauto aumento di… cinque centesimi.

Qualche considerazione… sapete che la storia si ripete sempre… e allora ecco che non posso fare a meno di notare che:

1) Considerata la crisi che ci circonda tra un po’ pure gli odierni impiegati dovranno portarsi alcune cose da casa per poter lavorare;
2) Anche oggi lo Stato ci chiede di accantonare dei soldi per non essere un peso per la società… vedi pensioni complementari e aumento costante dell’età pensionabile…;
3) Anche oggi nelle aziende si promette l’aumento se si lavorerà per 5 anni fedelmente e senza errori (cioè è impossibile avere l’aumento);
4) Anche oggi gli aumenti di stipendio dovuti agli scatti di anzianità si stanno progressivamente avvicinando a 5 centesimi se paragonati al costo della vita.

In definitiva dissentirei solo sulla regola 9… in fondo… se non fumi… se non bevi… se non vai al bar… ma che campi a fare? E poi dato che t’an ‘e un càz da fè vai a raderti dal barbiere che almeno fai due chiacchiere sul calcio… grazie Nico!!

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Sunday, November 9, 2008

Saremo felici

E’ sempre affascinante guardarsi alle spalle… rivedere come si era alcuni decenni prima… com’era la gente… come si vestiva… quali erano gli ideali e i sogni dei ragazzi di allora… insomma… catapultarsi in un tempo apparentemente remoto ma non troppo. E mi fanno particolare effetto, per me che li ho vissuti da bambino, gli anni ‘80… i primi anni che ho vissuto consciamente e che oggi vedo così lontani ma allo stesso tempo così ricorrenti nei miei ricordi.

Ho fatto una pappardella così lunga perchè, riallacciandomi al tema di qualche giorno fa’ su alcuni commenti in merito ai film girati a Cesenatico, ne ho trovato uno che non conoscevo: Saremo felici. E’ un film del 1989 di tale Gianfrancesco Lazotti che nel cast annovera tra gli altri Maurizio Ferrini, Alessandra Martines e Amanda Sandrelli. Ora la curiosità è stata grande, tanto da voler approfondire… ma non ne ho avuto modo più di tanto dato che su Youtube e similari non ho trovato nulla e mi sono dovuto quindi accontentare della locandina e delle altre foto su Film.tv… della recensione che ho trovato sull’archivio dei film di Libero.it… e proprio da Libero vi riporto la trama:

In una cittadina della provincia italiana le giornate invernali - specie dopo i fasti e le follie della spiaggia estiva - sono lunghe a passare. Lo sanno bene quattro amici trentenni, che si incontrano al bar prediletto, scorrazzano qua e là, parlano e straparlano, un pò sognatori, un pò pigri e inconcludenti, sempre velleitari: Lorenz che vorrebbe diventare un cantautore di grido e che intanto, in crisi d’ispirazione, ha temporaneamente lasciato la moglie Jole e due bambini, vivendo in casa di uno del gruppo; Caronte, che fa il traghettatore sul canale locale e si rifugia nell’evasione delle videocassette; Checcone, un bravo e massiccio figliolo che attende al distributore di benzina del padre garagista, ma si lascia coinvolgere nei sogni di gloria di una grintosa fidanzata (Maddalena), la quale aspira a partire con lui per studiare danza negli Stati Uniti, pur di lasciare alle spalle il tran-tran del posto. Il più “borghese” fra tutti è Mirko, ideatore di progetti ambiziosi e gran cacciatore di straniere di passaggio, che millanta imprese e conquiste irrealizzate, tenendosi la piccola Sonia (la cameriera del bar) come compagna fissa. Tutti in varia misura più o meno fatui, pronti a trascorrere la notte lungo il canale di casa, cianciando e programmando la loro vita e tutti destinati, a quanto pare (e forse lo desiderano davvero), a restare dove la nascita e la famiglia di origine li hanno collocati: Mirko sempre in attesa di bionde o brune d’Oltralpe; Checcone ad aiutare il padre comunista; Caronte a traghettare la gente e Lorenz a vivere alla giornata, tra una soirèe ed un festivalino provinciale, insieme a moglie e figli.

Ora, per completezza, vi riporto anche il fatto che proprio la critica su Libero.it lo definisce “Sterile, falsamente ingenuo, drammaticamente televisivo (Segnocinema)” mentre Mymovies.it lo definisce così: “Quattro vitelloni di Cesenatico (RN) sognano di evadere appena è finita la stagione estiva. Ma restano sempre sogni. Storia trita. L’atmosfera “fuori stagione” della riviera adriatica è descritta senza originalità. M. Ferrini è una presenza di irresistibile simpatia.“. Ora… a parte il fatto che quegli ignoranti non sanno nemmeno che Cesenatico è sotto provincia di Forlì-Cesena… direi che comunque rimane assodato che il film probabilmente fa cagare… sempre che rivisto con gli occhi del post-duemila, magari, non diventi magicamente un cult…

Sia come sia, chi abbia reperti a riguardo non esiti a metterli in rete! Video, ma anche frasi celebri o istantanee della pellicola… riportiamo alla luce anche questa testimonianza della cultura di Cesenatico.

Posted by Cesenatico at 11:00:13 | Permalink | Comments (35)

Saturday, October 4, 2008

Ad Novas; perchè?

In queste settimane legate alla scoperta archeologica dello scheletro di un avo Cesenaticense in quel della frazione di Cannuceto, che sposta verso quella località la probabilità di trovare altre testimonianze dell’antica Ad Novas… nonchè della scoperta di quello che probabilmente è un tratto largo 9 metri dell’antica via Popilia-Annia, di cui però non ho mai fatto cenno in quanto sto pensando ad un post a parte sul quale mi sto documentando (anzi, se avete materiale a riguardo, non esitate… poi cito generosamente tutte le fonti…)… (chiaramente non cerco materiale preso dalla rete perchè quello l’ho già scandagliato tutto…)… dicevo… in questi momenti intrisi di archeologia vorrei fermarmi su di un piccolo dettaglio di Ad Novas… ossia proprio il suo nome… Ad Novas, ossia “Le Nuove”.

Sebbene ancora oggi non vi sia una certezza provata al 100% della coincidenza tra questo nome e la zona all’interno del comune… che sia Cannuceto o qualsiasi altra frazione, è ritenuto abbastanza probabile che questo fosse proprio l’appellativo assegnato a quella che era una stazione di fermata per il ristoro, e la più importante fonte a cui attingere per localizzarla altro non è che la celebre tavola peutingeriana di cui ho spesso accennato nei post precedenti.

Questa tavola altro non era che una lunga striscia composta da 11 pergamente che rappresentava un po’ tutto il mondo conosciuto a quel tempo. Non era una rappresentazione fedele della forma geografica dei territori (anche perchè la forma allungata non lo permetteva troppo), ma piuttosto principalmente una mappa delle strade più importanti dell’impero romano con le indicazioni delle città più degne di citazione e le distanze da luogo a luogo… insomma… una mappa tramite la quale era possibile organizzare il proprio viaggio da località a località… un po’ come le nostre mappe autostradali che riportano i vari caselli senza dar troppo peso alla morfologia dei percorsi.

La tavola risale al XIII secolo e porta il nome di Conrad Peuntinger, ma a sua volta si ritiene probabilmente basata su di un’altra mappa di Marco Vipsanio Agrippa (64 a.C. - 12 a.C.). Ora… non è mio compito far finta di sapere le cose come uno studioso di storia e archeologia, quindi per i dettagli vi rimando a tutte le informazioni della relativa pagina su Wikipedia.

Diciamo che verso la fine del medioevo, quando la gente ricominciò a viaggiare alla scoperta di nuovi luoghi, come pellegrini o come mercanti, la tavola poteva risultare molto utile per orientarsi; una copia di questa era incisa nel marmo e posta non lontano dall’Ara Pacis.

Comunque sia, quello che mi preme mostrarvi oggi, è la mappa stessa, perchè la trovo semplicemente affascinante. Fosse per me ne farei una gigantografia o, magari, un bel mosaicato per ripavimentare tutto il viale Carducci. Non vi indico appositamente la località di Ad Novas perchè voglio che ve la troviate… e perchè non voglio rovinarvela con un cerchietto rosso… in fondo non è così difficile anche se la forma dell’Italia del tempo è un po’ allungata e schiacciata… cercate “Ravenna”, ben in evidenza… cercate “Arimino”, un po’ più piccolina… tra le due noterete il fiume “Rubico”… e alla sua sinistra, in perfetta corrispondenza con l’attuale Cesenatico, troverete finalmente “Ad Novas”. Per la mappa si ringrazia sempre Wikipedia.

Posted by Cesenatico at 08:10:02 | Permalink | Comments (8)

Friday, September 26, 2008

Norme d’altri tempi

Stavo rileggendo con piacere il libro di Leo Maltoni “A Porto Cesenatico” e mi sono imbattuto in un elenco di norme dello statuto che nella seconda metà del ‘400 lo Stato Pontificio, nella persona dell’Arcivescovo Serra Arborense che governava in zona, aveva emanato per Cesena e, quindi, a quei tempi anche per Porto Cesenatico. A proposito di queste norme, Maltoni sostiene che “hanno dello straordinario, tanto che dalla loro osservanza trarrebbero giovamento anche oggigiorno molte delle categorie turistico-commerciali della città.”. Quali erano? Ecco quelle riportate:

- “… i forestieri devono essere trattati con affabilità, cortesia, senso di ospitalità dagli osti e devono sentirsi sicuri e protetti a Cesenatico, nei pressi del cui porto è sempre tenuta in bella mostra una forca pronta a giustiziare sommariamente ladri, rapinatori, assassini…(art.12)”

- “… per il decoro del paese è proibito gettare sabbia o rifiuti nel porto o lavarvi i panni, pena la multa di venti soldi, ed i cittadini che abitano lungo il canale devono ogni sabato pulire la strada badando bene di spazzare dalla riva del canale verso i muri delle abitazioni e non viceversa… (art.15)”

- “… gli osti possono vendere vino solo con boccali e misure bollate dalle autorità competenti e le meretrici che ricavano guadagni dal loro corpo, sia residenti che di passaggio, devono pagare al Podestà una tassa di due soldi giornalieri… (art.16)”

- “… gli osti che amministrano i locali di loro gestione sono tenuti a presentare ogni sera al Podestà un elenco con nome e cognome degli ospiti… (art.17)”

Insomma… il problema della sicurezza disincentivato con norme severissime, multe a chi rovina i beni pubblici, rispetto del pagamento dei tributi, regolamentazione della prostituzione, controllo dei flussi migratori… in fondo non è cambiato molto da allora, no? E’ proprio vero che la storia si ripete sempre!

P.s.: oggi inauguro il tag “storia e cultura”… senò non so mai dove mettere certi post…

Posted by Cesenatico at 12:14:03 | Permalink | Comments (2)