Riflessioni sul dialetto Romagnolo
I musei in fondo in fondo mi mettono una gran tristezza. Intendiamoci; mi piace conoscere e imparare… specie riguardo a Cesenatico… alla sua storia… alla sua cultura… e specie quando i fatti storici hanno anche dei riscontri immediati odierni… un nome di una via dedicato a qualcuno che ha dato tanto alla città, che fino ad allora per me era sconosciuto, ad esempio… ma un po’ tutto ciò che si apprende… anche semplici curiosità. Ma mi mettono tristezza.
I musei sono la metafora di soffitte; quando qualcosa che non si usa più la si vuol conservare, perchè comunque importante, la si mette in soffitta. La si mette in soffitta perchè non si usa più, e quando una cosa non la si usa più significa che si pone fine al motivo per cui era stata creata, ossia per essere utilizzata. L’esempio più facile da fare riguarda le barche antiche a Cesenatico. E’ triste avere una barca ferma nel museo (vabè… dalle immagini quella tenuta internamente non credo galleggerebbe… intendo che è un peccato che non sia utilizzabile…)… è invece bello vedere le barche in acqua, sul portocanale, a colorare la cittadina con le loro chiglie e le loro vele… vederle in acqua dato che sono state create proprio per stare in acqua… ed è ancora più bello quando ne vedi qualcuna veleggiare a qualche centinaio di metri dalla riva, come ad esempio durante le edizioni della Novescogli. Le “cose” e gli edifici del passato dovrebbero essere sempre usati e “vissuti” dalla cittadinanza, perchè per quello scopo tanti anni fa’ sono stati creati. I musei sono la loro tomba, e vengono lì riposti solo quando la loro possibilità di utilizzo materiale si riduce a zero.
Tutto questo giro di parole per dire che? Per lamentarmi del museo della marineria? No, non scherziamo; primo perchè non l’ho ancora visitato e non so cosa ci sia… e poi perchè non credo che all’interno vi siano strumenti utilizzabili tutt’ora… la mia era solo una metafora… un prenderla alla larga… per parlarvi del dialetto. Questo perchè ho visto su youtube il video di un noto consigliere comunale locale che illustrava il rifinanziamento del dialetto; in particolare, se non ho capito male, un sostegno ai teatri e alle compagnie teatrali che portano avanti ancora la tradizione culturale del nostro antico linguaggio. E chiaramente dato che non mi faccio mai gli affari miei, voglio dire la mia a riguardo… così… qualche riflessione in libertà.
Bhè… certo, è un bene che la tradizione prosegua nei teatri… e soprattutto molto meglio che chiuso nei vocabolari Italiano-Romagnolo, riposti in qualche biblioteca… e molto, molto meglio che negli ultimi anni di memoria di qualche nostro nonno… ma, riprendendo tutto il cappello di apertura di questo post, sarebbe bello soprattutto usarlo. Il dialetto è nato per far comunicare i Romagnoli, e se non si comunica in dialetto prima o poi lo si perderà e rimarrà solamente nelle testimonianze di qualche museo.
Sarebbe bello avere un’iniziativa del tipo: “La giornata del dialetto a Cesenatico”. Niente stand in strada per illustrare le parole sconosciute ai più… niente comparse vestite alla contadina… niente musei aperti gratuitamente al pubblico. Solo un impegno: parlare in Romagnolo a Cesenatico per un giorno in tutti gli esercizi.
Ve lo immaginate? Quel giorno andate in un bar sul portocanale ed invece di “Salve, cosa desidera signore?” un bel “S’a vlì sgnòur?” e chiaramente anche il cliente ci deve mettere del suo (specie i più giovani) e continuare la conversazione in dialetto per non sentirsi dire dal barista, commesso o cameriere “S’a-avì dèt? An ho capì un càz!“… vabè… anche rispondendo magari in modo meno rustico… magari pure con qualche vigile che gira e che faccia multe (si scherza…) a chi non si impegna a preservare la tradizione per quel giorno. Vabè… per quel giorno i turisti “forestieri” sarebbero gli unici scusati… una giornata del genere meglio non farla d’estate! Che dite?
P.s.: sondaggi cittadini a due anni dalle elezioni… ma chissà come mai… va a finire che ci ho preso…