Ferruccio Benzoni
Lungi da me, sebbene indicato nel titolo, dal pensare di voler fare oggi un post critico e personale su Ferruccio Benzoni. Quando di un argomento non conosco quasi nulla, o ne conosco troppo poco, preferisco mettere le mani avanti e uscire allo scoperto; questo è un post aperto, quasi fosse il topic di un forum. Aperto a chi di Ferruccio Benzoni ha letto gli scritti… aperto a chi ne conosce bene, o per così dire, meglio la storia… o ancora a chi, perchè no, lo ha conosciuto personalmente.
Stiamo parlando di un poeta Cesenaticense nato alla fine degli anni ‘40 e morto 50 anni dopo… uno di quelli che, quasi fosse scolpito nel destino degli artisti, ha vissuto una vita emotivamente difficile e successivamente segnata, a quanto pare, dall’alcool. Una figura che non ha avuto in vita un successo personale delle opere analogo alla considerazione letteraria che, seppure non eclatante, sta avendo oggi.
Io ho letto poco di lui… qualche ritaglio in qua e in là… qualche versetto… qualche citazione… ma è da un po’ che lo seguo durante i vari saltelli in rete che faccio periodicamente… e in quanto Cesenaticense certamente non può per me passare inosservato… specie oggi, quando ho trovato un bell’articolo in pdf scritto da Francesco Magnani per un dossier de “il Ducato” (che detto così sembro conoscerlo… ma sinceramente non ho la più pallida idea di dove si trovi sotto forma cartacea…). Fuori dalle mie intenzioni è chiaramente inoltre ogni riferimento politico, che tra l’altro nemmeno condivido con il Benzoni… la passione per le biografie concittadine va di certo ben oltre alla politica.
Poche le pillole che voglio condividere con voi, nella considerazione della mia ignoranza in merito; solo qualche frase che mi ha colpito e che voglio riportare, come base di partenza, ma anche no, per un dialogo aperto sul blog. E sia… a cominciare dalla frase virgolettata che dà corpo al sottotitolo per voce del poeta: “La provincia può ancora essere una frontiera dove farsi pionieri di idee e contributi autentici e originali“.
“Vivevamo sempre insieme - rievoca quegli anni Simoncelli - ogni mattina ci incontravamo per il caffè, leggevamo i giornali e pranzavamo insieme. Ci separavamo nel pomeriggio per scrivere e ci ritrovavamo la sera per confrontare i nostri versi, bere e parlare di ogni cosa. Fino a notte fonda”. Sul finire degli anni ‘70 i due iniziano a dedicarsi anche al cinema. Con il regista cesenate Luciano Manuzzi scrivono la sceneggiatura di ‘Fuori Stagione’, un’amara commedia ambientata a Cesenatico dopo l’esodo autunnale dei turisti. Nel 1982 vincerà due David di Donatello.
Qualche anno dopo E’ schiavo dell’alcool e della solitudine che si è autoimposto: la poesia diventa la psicoterapia del suo dolore. Passa nottate solitarie nei bar, dove scrive “Fedi Nuziali”, e quando è ora di rincasare nella vecchia villa dei genitori (…) spesso preferisce dormire in una camera d’albergo. E scusate la mia parentesi, ma questo paragrafo mi porta alla memoria gli ultimi giorni di dolore di Marco Pantani, ferme restando le distinte fonti del disagio personale.
Nella primavera del ‘97, poco dopo il suo quarantottesimo compleanno, le condizioni di salute di Benzoni precipitano. Tre giorni prima di morire, il 16 giugno, l’amico Giovanni Raboni aveva telefonato a Ilse (la moglie, n.d.r.) perchè rassicurasse Ferruccio: un editore milanese avrebbe pubblicato il suo ultimo lavoro.
Questi sono alcuni paragrafi testimoni di una voglia di fare insieme… di sperimentare… di partire dalla piccola Cesenatico di provincia per parlare al mondo… sono paragrafi di dolore… e di gratificazione arrivata troppo tardi. Dateci uno sguardo, e lasciate qualche vostra impressione.