Erano gli anni ‘80, le radio passavano canzoni di musica elettronica come questa e nel campetto di calcio delle elementari in porta ci rifilavamo il più scarso. Poi negli anni ‘90 le radio passavano musica dance come questa e nel campetto di calcio delle medie in porta si faceva a turno, al massimo mettendo le mani avanti dichiarando “Ultimo in porta!”. Verso l’inizio del nuovo secolo le radio passavano musica come questa e nelle serate in cui affittavamo il campo di calcetto c’era oramai il portiere ufficiale della squadretta del mercoledì sera, ovvero quello che era stato operato ai crociati e non voleva rischiare il bis. Oggi le radio passano musica tipo questa e, a parte la fatica a trovarci in 10 per giocare, il problema è che quelli che vogliono stare in porta, per non rischiare le ginocchia, sono troppi rispetto a quelli che dovrebbero correre.
Oggi parlo di calcio ma non tanto del Cesenatico Calcio, che tra l’altro da neopromossa in Serie D non si sta comportando male, ma delle origini del calcio parlato, in particolare del calcio estivo che tra sole e traffico in autostrada impazza con le sue voci di calciomercato, con gli acquisti, con i giudizi e tutto il battage che gli va dietro.
E Cesenatico cosa centra? Mi viene in aiuto “Diva Cesenatico”, uno dei libri che cito più spesso, che a pagina 129 recita “Pochi sanno che la trasmissione televisiva, già nota come “Il Processo al Calcio” ha avuto le sue origini a Cesenatico nel 1965. Ne è stato ideatore il conte Alberto Rognoni, giornalista, uomo di sport, grande animatore delle estati cesenaticensi. Le sette edizioni del Processo (fino al ‘71) hanno richiamato a Cesenatico noti calciatori, allenatori, rappresentanti dei maggiori club nazionali, autorevolissime firme dal giornalismo sportivo. (…)”. Avete capito bene! Il Processo al Calcio, alias Il Processo del Lunedì, alias Il Processo di Biscardi, è un’idea nata a Cesenatico. Tra l’altro a pagina 128 c’è proprio una foto di gruppo dove un giovanissimo Biscardi, con camicetta anni ‘70, siede tra Helenio Herrera e Gianni Brera. Ma la foto che più mi è rimasta impressa è quella a pagina 135 dove potete trovare il “nostro” Azelio Vicini con pettinatura anch’essa anni ‘70 e camicia aperta sul petto villoso. Immancabile ovviamente la foto del “Kamikaze” Giorgio Ghezzi, portiere dell’Inter e poi del Milan, nonchè creatore dell’Hotel Internazionale e del locale noto da decenni come il “Peccato Veniale” (parentesi… tra l’altro questo nome è stata un’idea di Dario Fo, anche lui assiduo frequentatore della nostra cittadina in quei tempi).
Ma bando alle ciance! Vi riporto alcuni passaggi di articoli di giornale dell’epoca che ci danno la dimensione di tale evento estivo.
“(…) C’erano proprio tutti: presidenti ed ex presidenti, giovani e anziani, critici e allenatori. Una ciurma possente e vivacissima, che manovra il calcio per linee interne, sapendo ogni cosa, tutti i retroscena, tutti i segreti, tutte le bizzarrie e magari le magagne che intorno al pallone crescono, brillano, scompaiono. (…) Più di cento persone hanno così tenuto il loro rapiso clamoroso “show” a Cesenatico magari con un brevissimo ma doveroso atto di presenza, precipitandosi da Torino o da Roma e subito dopo sparendo, o per ritornare alla propria squadra o al proprio giornale o al proprio ufficio. (…) Nessun convegno, nessuna riunione, nessun congresso al vertice e neppure alcun festival può essere paragonato a quello di Cesenatico, dove non si devono prendere deliberazioni di sorta o arrivare a una precisa conclusione. Ci si incontra e basta, ci si parla e ci si dice addio, come in un doposcuola astratto, che evita gli obblighi e crea qualche impegno proprio perchè non lo richiede. (…)”
Giovanni Arpino, Gli sceriffi del football a convegno, “La Stampa”, 29 agosto 1969
“(…) Tali processi furono quasi sempre calcistici (un anno solo pugilistico, il processo a Benvenuti), e rivolti al personaggio che riassumeva in sè l’episodio più discusso dell’anno. (…) La formula Perry Mason consentiva di far partecipare al convegno giornalisti, personaggi dello sport in parti che rano più idonee in quella circostanza. Per esempio Brera che faceva l’accusatore nel momento in cui alla sbarra c’era una persona contro la quale aveva sparato a zero (…). Non era dunque l’opinione di una sola persona che veniva dibattuta attraverso un altro articolo che usciva tre giorni dopo e in forma unilaterale: lì si avevano ipso facto le contro prove. Di qui violentissime ma affettuosissime dispute perchè nella chiave festosa di scrivere e nessuno avrebbe avuto il coraggio di manifestare altrove. Si diceva tutto quello che si pensava senza mai degenerare in lite”
Luigi Gianoli, Intervista particolare con l’inventore del processo di Cesenatico, “Le Ore”, II, n.5, 1 febbraio 1971
Negli ultimi anni l’eredità simbolica di questo evento era stata raccolta dal Batija con la serata denominata “Il processo sulla Batija”, dove Alberto Zaccheroni faceva gli onori di casa. Purtroppo quest’anno, evidentemente a causa dell’uscita del figlio Luca dalla gestione del locale, l’evento non si è svolto (oppure sono stato talmente distratto da non averlo visto pubblicizzato…). Veramente un peccato!