I zùn
E’ giunto il momento, come dice il buon poveta vinificatore Giacobazzi, di darvi una sbadilata di cultura; in particolare una sbadilata di cultura ludica Cesenaticense. In parole povere vorrei parlarvi de “I zùn” un gioco in cui si cimentavano prima dell’ultimo conflitto mondiale le mogli dei marinai Cesenaticensi in attesa dei mariti di ritorno dal mare.
Siccome non sono un pozzo di cultura, va da sè che tutte le informazioni che vi darò provengono da un articolo di tanti anni fa’ di uno storico Cesenaticense molto attivo che si chiama Leo Maltoni. Spero, nel farne un sunto, di non scrivere boiate.
Innanzitutto le donne di Cesenatico giocavano a questo gioco nel periodo della Quaresima; finito al mattino presto di vendere il pesce pescato dai mariti, e coi mariti di nuovo in mare, si raggruppavano per gli incroci cittadini e si cimentavano in lunghe competizioni. Per giocare servivano otto pezzi di legno ben lisci e tutti della stessa lunghezza, che venivano selezionati d’inverno tra i ceppi di legna da ardere, e un nono più lungo degli altri. Questi rudimentali birilli erano detti i zùn; venivano quindi incisi da 1 a 9 con numeri romani. Gli otto zùn uguali venivano piantati a terra, alla buona, in cerchio mentre il nono, detto “è zòn d’e mèz” rimaneva al centro. Nell’articolo si fa anche riferimento ad un modo di dire locale (“L’è e zòn d’e mèz”)… (trad.:”E’ il zùn del mezzo”)… (mai sentito dire…) che pare venisse detto di una persona presa spesso di mira dagli scherzi dei compagni. Il gioco consisteva infatti nel tirare da lunga distanza una grossa palla di legno e colpire quanti più zùn possibili; potremmo definirlo un rudimentale bowling, dove il zòn centrale aveva ovviamente un valore di punteggio più altro degli altri.
Girando per gli incroci cittadini, a quei tempi non ancora interessati da colate di asfalto, era possibile vedere ampi spazi di terra segnata dal continuo giocare delle donne. Lo stesso terreno che partita dopo partita si modellava di buche, così come la stessa palla che impatto dopo impatto si ammaccava, facevano parte del gioco dando ai tiri delle traettorie sempre meno prevedibili. Le donne si riunivano a giocare tra quartieri cittadini: “la Valòna” (ponente, circa all’altezza nel museo della marineria), “e Squèr” (se non erro, sempre ponente ma più verso il molo), “i Malghèra” (che non ho idea di quale sia… aiutatemi…) e “e mònt” (la parte a levante del centro storico cittadino). Le donne si dividevano in squadre e scommettevano qualche centesimo, giocando fino al rientro dei mariti dal mare, nel tardo pomeriggio. Avevano anche delle regole campanilistiche, tipo che le donne della sponda di levante non potevano partecipare al gioco organizzato dalle donne della sponda di ponente e viceversa.
Del termine zùn non è mai stata trovata una traduzione italiana nè un’etimologia della parola; in ogni caso dopo l’ultimo conflitto mondiale il cemento sulle strade ha cancellato i segni dei lanci della palla. Ai zùn oggi non si gioca più; oramai è un pezzo di storia locale che mi pareva dunque giusto ricordare.